Sandro Antoniazzi e la metropoli globale che mette a confronto generazioni differenti

Sandro Antoniazzi, per oltre 30 anni ha fatto il sindacalista. Ha visto la città cambiare ed evolversi, soprattutto dal punto di vista produttivo ed economico; ma non ha mai trascurato di studiare i variegati cambiamenti sociali che la metropoli ha offerto negli anni. 


Dottor Antoniazzi entriamo subito “in media res”: quanto la metropoli può aspirare ad essere una “città per i bambini” ?  

Difficile da dire. Certo è che i bambini fanno parte di questa città e anche loro sentono che la metropoli è cambiata. Sicuramente sono più ‘stanziali’ degli adulti, per esigenze di studio e per una naturalezza della loro condizione, però avvertono di essere parte di una realtà sempre più internazionalizzata. Per cui hanno bisogno di situazioni più stabili ma anche aperte. Tutti noi abbiamo bisogno di situazioni ‘nuove’, che vanno create dando vita a luoghi dove le generazioni possano incontrarsi. Questo è importante per superare le separazioni tra le diverse ‘età’ di questa città, ed avere situazioni in cui generazioni differenti si possano incontrare e mettersi a confronto.

A Milano esiste l’occasione per far questo?

Non è che a Milano manchino le occasioni di incontro, per far nascere nuovi legami; è che questa varietà di situazioni lasciano aperte questioni di prospettiva esistenziale. Voglio dire che sono caduti molti valori di un tempo senza che automaticamente fossero sostituiti da altri, allo stesso modo forti e fondati. Bisogna che la città sappia essere una realtà che abbia dei valori, che abbia una cultura, che abbia una dimensione etica rilevante. Occorre poi dar vita ad esperienze reali, per non stare solo su un piano di idealità, ma creare situazioni e luoghi dove queste cose si realizzino concretamente.

Ha degli esempi da fare?

C’è la Cascina Cuccagna, proprio in centro a Milano, dove vanno tutti. È un luogo in cui la gente torna ad incontrarsi, come si faceva nel paese una volta. Come si aveva l’abitudine di fare anche in città un tempo, ma che con gli anni s’è andata perdendo. C’è poi un altro progetto che sto curando e che prendere il nome di “Convivialità”. Si tratta di un’associazione che parte dagli anziani, con una passata esperienza sindacale e che vogliono riproporsi in società per avere quel riconoscimento che meritano. L’obiettivo è rimettere in circolo questo enorme bacino di persone in là con gli anni ma ancora validi. In Lombardia sono oltre un milione e 700 mila gli individui d’una certa età ma che potrebbero essere messi di nuovo in gioco, con un guadagnano per la società sicuramente importante.

Tornando alla metropoli, qual è la sfida più importante che l’attende?

Dal mio punto di vista, quello che è importante fare è arrivare a un nuovo incontro tra le diverse generazioni. Bisogna coinvolgere non solo anziani e bambini, ma anzini-adulti e bambini. Se non mettiamo insieme tutti rischiamo di fare singolarmente delle bellissime iniziative, che però non guardano alla molteplicità dei fenomeni sociali e non badano al cambiamento che la città sta vivendo in generale. Non è facile, mi rendo conto. Però se teniamo presente com’è cambiato notevolmente il ruolo delle donne in questi anni e come si stanno affermandosi fortemente, possiamo capire come può avvenire il cambiamento. Ovvero, cambiano i ruoli delle persone, dei generi e cambia il loro modo di vivere la città e conseguentemente cambia la città. L’importante, come dicevo, è stare al passo e confrontarsi con le diversità, non chiuderle fuori dalla porta. Mi aspetto quindi proposte, idee e soluzioni che possono essere luighi, iniziative; oppure forme associative o consorzi di persone varie, che mettono insieme iniziative diverse.

Ma la metropoli, in generale, rappresenta ancora un’attrattiva?

Milano è una città molto attrattiva. I turisti negli ultimi 10 anni sono cresciuti da 2 milioni a 7 milioni. Questo perché attrae la moda, attrae il designer, attraggono le fiere, attrae l’arte. Anche l’industria milanese è spesso sottovalutata; noi non abbiamo grandi industrie, ma le nostre medie industrie hanno un grande valore, perché oltre alle capacità industriali legano sempre un disegno italiano, una cultura che c’è ed è apprezzattissima all’estero. Siamo noi piuttosto che ci svalutiamo. E Milano è uno snodo dove passano queste cose: oramai siamo una parte del mondo e più siamo dentro questo mondo e meglio è!