Mauro Magatti: Milano curi la sua bellezza

Mauro Magatti è sociologo ed economista. Dal 2002 è professore ordinario in Sociologia generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove fino al 2012 è stato Preside della Facoltà di Sociologia. Vive Milano da attento osservatore ed è molto critico nei confronti di come la metropoli va evolvendosi.



Professore, come ha visto cambiare la metropoli in questi anni?

Milano è una cosa strana. È una grande città ma non ha niente a che fare con quelle che oggi sono le enormi megalopoli mondiali. Attorno al centro urbano milanese proliferano tutta una serie di cittadine, oramai inglobate nel capoluogo, ma che conservano una propria specifica vivibilità. Mi spiego, non è che se uno va a Magenta si trova di fronte un puro e semplice dormitorio.

Ma tutto questo perché?

Perché in realtà Milano è pensabile solo come un nodo centrale di una rete di città. Centri che formano un’area con delle caratteristiche peculiari. È una sorta di grande area metropolitana che potrebbe essere paragonata a Tokyo ma che ha questa caratterizzazione tutta italiana di essere una rete di città.

Quale la via che merita di essere perseguita?


A parer mio, bisogna scommettere sulla creazione di quartieri e sulla capacità dei quartieri di darsi una qualche identità e riconoscimento per quanto riguarda gli abitati.

E dal punto di vista dei bambini, Milano che città è?

Milano è una città “piccola”, ma un centro di oltre un milione di abitanti è comunque un qualcosa impegnativo da un punto di vista psichico e relazionale. Soprattutto per il bambino che considera tutto questo invivibile. Il punto è: perché vivere nella cittadina è diverso (per esempio una di quelle che forma quella rete di cui parlavo prima), e lì una comunità sembra meglio armonizzarsi al tessuto urbano? Ma perché su una “scala” così meglio dimensionata tutto è più facile; quando si entra nella metropoli le cose cambiano. Il meccanismo della mobilità, della velocità produce certi effetti. Ma mentre crescendo queste situazioni si comprendono e si superano, per un bambino restano inaccessibili. Sta proprio nella meccanica delle cose.

Qual è l’aspetto che merita di essere affrontato per primo e migliorato?

Milano sarebbe una bella città, ma i milanesi danno l’idea di non essere interessati alla bellezza di questa città. Mi sembrano incapaci di ricucire assieme i tanti pezzi di “bellezza” che comunque si possono trovare, ma che danno l’idea di essere buttati lì, un po’ di qua e un po’ di là, quasi che non ci sia quella cura che poi sta alla base della vita umana e di quell’esistere anche del bambino. Credo che agendo su quest’aspetto di criticità si possano migliorare le cose.