L'impegno di Laura Pigozzi per fare rete

Laura Pigozzi vive e lavora nella sua città, Milano. Si occupa del rapporto tra psicoanalisi e modernità con particolare riferimento al mondo femminile. Ha creato Rapsodia. Una rete di psicanalisi, arte, vocalità, un luogo di incontro tra psicoanalisti e artisti (www.rapsodia-net.info) e organizza, presso il suo Centro sul Lago di Garda, laboratori sperimentali su voce e insconscio e giornate di studio.
E’ anche docente di canto e di psicoanalisi della voce. Conduce corsi sulla voce in gravidanza presso l'ospedale San Paolo di Milano e corsi di musicalità prosodica per manager, attori e speaker. Ha fondato il “Non Coro”, un modo alternativo di esprimersi attraverso la voce assieme ad altri, per un fine artistico ma anche psicoanalitico.


“Milano è una città difficile per tutti – esordisce la dottoressa Pigozzi – ha fatto investimenti sui 30-40enni e tutto pare focalizzarsi su di loro. Bambini ed anziani vivono quindi una condizione sfavorevole. Per i primi questo fa si che si produca una cosa molto grave, dal mio punto di vista, ovvero che i bambini stanno troppo chiusi in casa. Se una volta si giocava nei cortili, nei campetti del quartiere e c’era un ‘fuori’ che teneva e faceva educazione, adesso questo fuori si è ridotto al punto che i piccoli non hanno più luoghi di riferimento, se non il ‘chiuso’ della famiglia. Ed è poco, troppo poco, perché la personalità nell’età evolutiva si sviluppa col confronto delle varie realtà: la famiglia, la scuola, ma anche gli amici del quartiere e tutto l’esterno che ciò rappresenta”.

“Siamo di fronte ad una situazione molto depauperante – prosegue la dottoressa Pigozzi – che ha delle conseguenze anche sulle famiglie, che risultano molto oberate di lavoro per garantire questa chiusura. I nuclei stanno tornando ad essere quella ‘famiglia tradizionale’ che ci eravamo un po’ lasciato alle spalle: tutti concentrati sulla prole che a mio giudizio risente molto di questa chiusura”.

“Milano è come un grande supermercato – continua la dottoressa Pigozzi – la città è utilizzata in questo modo: ‘vado, mi prendo quello che mi serve e torno poi nella mia villetta in Brianza’. Questa cosa è depauperante per la città. Non si riescono a fare delle reti, non si riescono a fare dei progetti che tengano insieme. D’altra parte è vero che se Milano ha una ricca offerta di questi oggetti che la fanno un po’ ‘città supermercato’, quindi il teatro, il cinema, l’evento, è ovvio che chiama questo tipo di utenza. È difficile fare rete perché le idee che uno mette in campo non sono visibili; Milano è una città che rende difficile creare gruppi stabili e fare rete, per un generale miglioramento del tessuto sociale e culturale cittadino”.

“Mentre Roma è divisa in quartieri – spiega Pigozzi – Milano ha i ‘salotti’. E se tu non fai parte del salotto giusto il tuo progetto non riuscirà mai a funzionare, a meno delle forze che solo tu puoi mettere in campo. Ci sono così tante idee che muoiono ancora prima di vedere la luce”.

“Nella mia esperienza del ‘Non coro’ – termina la dottoressa Pigozzi – a me interessa lavorare attraverso la musica, attraverso la voce, per unire un gruppo di persone in un agire comune, creando situazioni nuove. Si opera sulle persone, non semplicemente sulla voce”.