Don Gino Rigoldi: Milano e la sua bella gioventù

Don Gino Rigoldi è il fondatore di Comunità nuova. È pure – da decenni – il cappellano del carcere minorile di Milano: il purtroppo noto “Cesare Beccaria”. Quindi dei giovanissimi e degli adolescenti conosce molti fattori di devianza. Ritiene che questa città costituisca, a volte, una cattiva tentazione, ma non nasconde che possa rappresentare pure una grande opportunità.



Don Rigoldi, cosa si intende secondo lei quando si dice che una metropoli come Milano è una “Babele”?

Milano si avvicina al concetto di Babele perché il senso di comunità, col tempo, è andato affievolendosi, per lasciar posto ad un indifferenziato e confuso vivere cittadino. Riconosco, però, che le potenzialità non mancano. Cioè non manca la possibilità che gli abitanti di questa metropoli hanno di riprendere un dialogo tra di loro; che i cortili ed i quartieri riprendano vita. Lo vedo, per esempio, in alcune iniziative che abbiamo messo in cantiere. Con “Abita giovani”, per dirne una, ai ragazzi che occupano i nostri appartamenti noi insegniamo proprio a “fare cortile”, così che possa essere riscoperto quel senso di comunità che dicevo. Questo si contrappone all’individualismo imperante, che poi ritengo essere la vera “malattia” che ci porta a definire Milano novella Babele.

Lei che immagine ha degli adolescenti di questa città?

Purtroppo, molto spesso, li vedo dietro le sbarre, essendo il cappellano del carcere minorile di questa città. Sono migliaia i giovani che all’anno passano per il Beccaria. Io ho notato che prevalentemente questi arrivano dai quartieri poveri della città. Dove è vero che i mali peggiori sono la disoccupazione, la povertà e il degrado urbano; ma è altrettanto vero che in questi luoghi mancano, soprattutto per i giovani, forti punti di riferimento. Mancano dei modelli che li possano allontanare dalle cattive compagnie. Dove sono i genitori, dov’è la famiglia, dov’è lo “stato sociale”, che contro tutto questo dovrebbe fare argine?

Quindi Milano non è una città che merita la “salvezza”?

In questa città, come in tutte, ci sono i buoni e i cattivi. C’è chi può rappresentare un modello che merita di essere seguito e chi invece propone pessime prospettive. Insomma, se ricominciassimo ad aver fiducia nel “mettersi insieme”, per un progetto, per un sogno, sono sicuro che inizieremmo a vivere tutti molto meglio. E infatti, quando proponi “comunità” la gente c’è. 

Cosa intende più concretamente, ci vuole fare un esempio?

Io sono un prete. Tempo fa abbiamo fatto una “chiamata” nel quartiere Baggio e abbiamo chiesto alla gente di venire a costruire il loro oratorio. Abbiamo proposto alle persone di collaborare a qualcosa di preciso, di utile e abbiamo registrato un boom di presente, quasi un eccesso. Questo vuol dire che non è mica vero che è una città perduta questa; è vero che, forse, mancano occasioni di aggregazione, proprio come quella che ho citato.

E per quanto riguarda i giovani?

Ai giovani non solo devi insegnare i valori, ma devi loro più valore! Devono capire che per te sono delle persone importanti; e forse, questo passaggio, a Milano ancora manca. Bisogna mettersi in gioco a favore dei nostri ragazzi, bisogna passare del tempo con loro, trovare canali di comunicazione e trasmettere loro ciò che sai. E io ho scoperto che così facendo i ragazzi cambiano. E cambiano tanto, perché ascoltano volentieri… Certo, fanno le loro fatiche, ma poi al risultato ci arrivano.
Io credo che l’unica speranza che ha questa città sia rappresentato proprio dal mondo giovanile. Milano si appresta a diventare metropoli in un momento molto delicato della sua storia, in cui il suo lato “depressivo” sta iniziando a prendere piede. Ci piangiamo addosso, molto… troppo. Ma mi rassicuro notando che alla fine chi lo fa, è soprattutto chi ha i capelli bianchi. Ecco perché mi convinco che abbiamo, tutto sommato, proprio una bella gioventù.